SAILINGSARDINIA

LA VELA DELLA SARDEGNA SUL WEB

 

 

 

 

 

                 

 

 

 

 

 

Sempre lontano...troppo lontano!

 

Mentre tutta la vela mondiale va verso le spettacolari regate vicino a terra, in Sardegna andiamo in controtendenza con campi di regata "fuori dalle acque territoriali"

 

 

 

Sì, torniamo sull’argomento e ci scusiamo, ma  spingerci a parlarne è la passione per la vela che vogliamo esca dal ruolo di sport inavvicinabile e sport poco spettacolare.

 

Lo spunto ce l’hanno dato le AC Series di Napoli. La nuova Coppa, tanto criticata, tanto mal guardata dai velisti puri, tanto discussa per gli alti costi. Eppure a Napoli ha fatto uno spettacolo incredibile e, senza entrare nel  merito degli investimenti fatti, dopo i quattro giorni di vela davanti a via Caracciolo, abbiamo avuto un gran vincitore. Checco Bruni? Checco ha finalmente avuto la sua consacrazione tra i grandissimi della vela mondiale. Fa tremare le gambe vederlo mettere nell’angolo un Slingbsy, o vederlo in classifica davanti a Dean Baker o Ben Ainsle. Ma non pensavamo a lui…La vela, è stata la vela a vincere a Napoli. La vela vista da tutti, senza ausili di virtual o telecamere pazzesche per spettatori seduti davanti ad una poltrona, ma la vela vista dalla strada, dai passanti di via Caracciolo, dagli appassionati che hanno potuto vedere e quasi toccare con mano le grandi manovre dei più forti velisti al mondo sui mezzi a vela più tecnologici del momento. Partenze al traverso, una prima boa da mozzafiato,  una prima poppa con le barche tutte attaccate e un cancello di poppa a pochi metri dalle banchine… Uno spettacolo incredibile! Ecco questa è la vela che fa audience, non quella delle noiose lunghe boline in mezzo al mare. E le classi olimpiche? A Weymouth le Medal Race si svolgevano a pochi metri da terra davanti ad una verde collina piena di spettatori paganti. Uguale agli ultimi mondiali classi olimpiche in Australia. Volete un esempio locale? Sapete perché gli Hobie Cat a Cagliari sono così numerosi? Il mio primo Campionato Zonale in HC risale al 1993. I partecipanti erano 4 (quattro!). C’era il solito Gabriele Loy, Tommy Canzini, Sandro Strazzera e noi. Poi è arrivato a Cagliari un certo Bevaqua che con il supporto della Merit ha inventato le “Merit Cup” Regate molto particolari, con dei percorsi ancora più particolari. Partenze da terra, dallo stabilimento balneare “Il Lido”, lati di poche centinaia di metri e boe tutte rigorosamente attaccate (per attaccate si intende a non più di 20 mt ) a riva. Anzi qualche boa era proprio in terra e veniva girata, correndo,  da uno dei due membri dell’equipaggio. A terra c’era una marea di gente, un pubblico che, nei tre-quattro giorni di regate, aveva iniziato ad avere i propri beniamini tra i velisti partecipanti. Ricordo il tifo alle partenze…sensazioni a cui noi velisti non siamo abituati. Però ricordo anche quanta gente veniva a chiederci informazioni sulle barche, sulla vela, dove si poteva fare, dove c’erano le scuole…Beh, da allora la classe Hobie Cat è cresciuta sempre di più e, grazie anche ad una entusiastica gestione della classe, siamo arrivati ad avere dei numeri di una certa importanza. Due settimane fa abbiamo fatto lo Zonale in 24 barche (sì, ventiquattro!). Sì, le Merit Cup sono state delle regate promozionali per le sigarette, ma la promozione migliore l’ha avuta la vela, la nostra vela. Abbiamo avuto tre o quattro edizioni delle Merit Cup, poi, con la fine della pubblicità sulle sigarette, più niente. Uno spettacolo simile l’abbiamo avuto con le notturne della Tiscali Cup dentro il porto fatte con i J24…Che spettacolo anche quella volta!

Ora, invece, le regate continuiamo a farle in mezzo al mare, alla ricerca del campo di regata perfetto, non influenzato dalla costa, in modo da avere una regata regolare. “I salti di vento falsano la regata” ho sentito dire più volte, ma il più delle volte ho visto che, nei salti di vento, i più bravi sono sempre avanti. Sembra che sia impossibile rendere visibile da terra una regata, sembra che si faccia di tutto per tenere nascoste le bellezze del nostro sport, come se fosse una proprietà privata, un club esclusivo fruibile solo da pochi eletti. Poi c’è il discorso sicurezza. Quante volte abbiamo visto un campo di regata di Optimist posizionato lontanissimo da terra? Un piccolo problema può diventare grande se, per risolverlo bisogna navigare molto per rientrare a terra. Una piccola avaria può essere risolta velocemente se siamo vicini a terra, ma se siamo in mezzo al mare diventa tutto più difficile e, se ci sono altre prove dopo, è facilissimo non fare in tempo.

Insomma, sia ben chiaro, questa è una mia opinione e mi sembra che la vela internazionale stia navigando in questa direzione e con questo ennesimo post sull’argomento vorrei dare un piccolo contributo alla crescita della vela sarda, con lo stesso spirito con il quale ho creato, oltre 12 anni fa, Sailing Sardinia

 

 
 
 
 
 
 
 
 
         

 

   
   

 
   

 

 

 

 

 

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